Unpacking SMAU: the day after

Eccoci quà, purtroppo in ritardo a causa della mole clamorosa di lavoro arretrato, alle considerazioni sull’evento di Brescia del 24 Marzo.

L’impressione generale è stata davvero buona: l’evento, pur con le difficoltà logistiche di un padiglione in pieno allestimento, si è svolto in modo fluido e molto fruibile. Complimenti davvero ad Anna Micossi e Pierantonio Macola di SMAU.

Mi ha colpito in particolare la parte riguardante le startup, dove ho potuto vedere alcuni progetti davvero interessanti, soprattutto quello di Daniele Galiffa di Closr.it, un tool dal potenziale a mio avviso enorme. Ho il sospetto che per certi versi neppure loro si rendano ancora conto del giocattolo che hanno in mano, ma decisamente (e noto di non essere il solo), questa è la novità più interessante che ho visto.

Ottima anche l’idea dei ragazzi di workcity.org, un servizio di gestione della contabilità online che, a parte un ActiveX che ha riscosso pochi consensi in giro, a me pare piuttosto interessante, e che potrebbe rappresentare un’ottima soluzione per molti professionisti e piccole aziende — che non dimentichiamoci, costituiscono pur sempre la stragrande maggioranza dell’imprenditoria in Italia.

Dal punto di vista personale, poi, mi ha fatto piacere conoscere finalmente di persona alcuni blogger che  seguo da parecchio. Un saluto particolare quindi va a FrancescoElena, Tiziano, Paolo, Mauro, Roberto, e Roberto(postoditacco) .

Blogger che non sono stati

Uno dei temi più gettonati di questi ultimi mesi è sicuramente la supposta fine dei blog, in quanto il dibattito si sposta progressivamente su piattaforme più orientate al commento come twitter, friendfeeed o facebook.

Ne hanno parlato più o meno tutti, sicuramente blogger molto più autorevoli del sottoscritto, eppure io la vedo un po’ diversamente, ed anche se questo post non avrà alcun commento, e passerà del tutto inosservato nel fluire delle discussioni in giro, io lo lascio quì lo stesso. Lo rilegggerò tra qualche anno e forse mi farà sorridere?

Beh, a mio parere la questione ha due strade, intanto si tratta più che altro di una questione puramente semantica, sul significato di blog. Dipende da come lo intendiamo, insomma, è un blog solo quello scritto online, o semplicemente la forma di pubblicazione editoriale-opinionistica, di informazione e condivisione è sempre esistita, e adesso si chiama blog perché è in rete invece che su carta?

E’ un problema dei commenti, allora? E’ solo il numero dei commenti che conta? Certo, se non sei vanitoso non apri un blog, e quel numerino che diminuisce certo ha un impatto devastante sulla fragile psiche di noi scrittori estemporanei.

Beh, sincermante, ma chi se ne frega dei commenti? Io sono sempre stato uno che commenta poco, eppure dai blog, da moltissimi blog, ho imparato una fetta enorme di quello che so. E’ in rete che ho imparato cos’è la rete, come funziona e come farla funzionare. Potrei dire senza paura che se non ci fossero stati IRC, i primi forum, e poi i blog, io forse oggi mi starei guadagnando la pagnotta in un modo decisamente diverso.

Eppure non sono mai stato un gran commentatore, anzi. Ho sempre lasciato pochi, pochissimi commenti in giro, più che altro qualche grazie qua e la, ma non sono mai riuscito a saltare a pie’ pari la barriera del monitor: se non ti conosco di persona mi viene difficile commentare un tuo fatto personale, è più forte di me. E se ti conosco, sarà più facile che ti chiami al telefono, o che ti venga a trovare e se ne parli davanti ad una birra.

Quindi, per celebrare quella che secondo me non è la morte dei blog, segue personale classifica delle persone che non hanno mai avuto un blog, ma che se mai ne avessero avuto uno (e fossimo stati tutti contemporanei), sarebbero stati messi al volo nella cartella speciale del mio reader:

04. Anna Magdalena Bach. Fu seconda moglie di Giovanni Sebastiano, di certo non riceveva le attenzioni dei suoi figliastri, soprattutto i più dotati Carl Philip Immanuel e Wilhelm Friedman. Eppure sono stati i suoi appunti e diari quotidiani a dare un contributo straordinario nella ricostruzione di alcune delle opere di suo marito. Le classiche immancabili malelingue addirittura insinuano che sia stata proprio lei a scrivere diversi brani per Johann Sebastian.

03. Paul Gilbert. In fondo la sua rubrica su Guitar Player, Terrifying Guitar 101, era praticamente un blog ante-litteram. Pieno di storielle stupide e divertenti (chi se la ricorda quella del chicken heart?), insieme a pezzi di tecnica chitarristica mostruosi. Adesso non li scrive più, i numeri della rivista chi li ha se li può rileggere, ma tutta quella roba non è di pubblico dominio. Se avesse scritto un blog, avrebbe guadagnato da AdSense minimo il doppio di quello che gli davano da GT, ed oggi sarebbe tutto nella memoria di Google. Noticina: quì avrei potuto metterci anche la Jennifer Batten, ma i suoi contributi su GT non erano regolari. Peccato, con quella trascrizione della fantasia cromatica BWV 903 ci ho passato pomeriggi indimenticabilmente dolorosi.

02. Mikhail Gorbaciov (ok, è solo una delle 132 traslitterazioni possibili), nel periodo dall 1985 al 1991. Così avrei potuto distrattamente aggiungere lì la domanda che mi preme di fargli da una vita: “ma quando ti hanno  eletto segretario del PCUS, già sapevano quello che avresti fatto, o tu li hai fregati, ed una volta preso il potere hai semplicemente deciso che era tempo di cambiare il mondo?”

01. Caio Giulio Cesare. Il primo ed il più grande blogger di tutti i tempi. Il suo blog sulla campagna in Gallia è magnifico, forse a molti darà fastidio il parlare di se in terza persona, ma nessuno ha mai più saputo infondere tanta passione in un semplice elenco di movimenti di truppe. Favoloso. Chissà che da questo post non nasca una “serie”.

Appendice:

a puro titolo ludico informativo, questa è la storia editoriale di questo post …..

Parma Work Camp 2009

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E continuiamo a proporre eventi, in questo periodo in cui sembra assodato che mi sto rimettendo parecchio in discussione, e le mie attività ed interessi sono molto più orientati al web che alla sala sever, venerdì 20 e sabato 21 prossimi sarò a Parma per il Work Camp.

Il ParmaWorkCamp sarà un barcamp dedicato ai rapporti fra il mondo del lavoro e il web. Idealmente si vorrebbero coinvolgere il maggior numero di attori: le aziende e le istituzioni che offrono lavoro tramite il web e che lo utilizzano come strumento di recruiting, chi cerca lavoro tramite web, chi usa il web come strumento di lavoro quotidiano e chi il lavoro grazie al web l’ha già trovato.

Tutti i dettagli e link sul wiki dell’evento, anche cliccando sul logo in alto.

Unpacking SMAU

Raccolgo l’invito (generale a dire il vero) di flod e m’iscrivo anch’io all’evento Unpacking SMAU, fissato  per il 24 Marzo.

Quoto:

Il programma è piuttosto ricco:

- ci sarà un momento di incontro e scambio di idee con Pierantonio Macola, AD di SMAU, seguirà una concentrata presentazione in anteprima dello studio sulle PMI della Lombardia fatto dal Politecnico

- ci sarà un breve lunch mentre tutt’intorno gli addetti ai lavori montano il tutto

- ci sarà un giro tra l’unpackaging dei vari stand con qualche sorpresa tecnologica presentata in esclusiva ai blogger

Cliccate l’immagine per il link al Wiki dell’evento.

A dire il vero le info più dettagliate sono sul blog di Mauro Chiarello.

Ci si vede là.

Informazione e censura

Eccole quì:

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Questo è quello che l’Azienda trasporti pubblici di Roma, improvvisamente colta da un irrinunciabile sentimento protettivo delle nostre fragili coscienze e dei nostri tremuli animi gentili e delicati, ha DECISO che non si può vedere, con questo comunicato stampa:

I dettagli della vicenda sono qui, l’idea di ripubblicarle è nata in questo thread.

Sono pronto a scommettere che queste immagini (ed il relativo messaggio pubblicitario) saranno visti da molte più persone ora, di quante l’avrebbero mai visto se l’accorata amministrazione dei trasporti pubblici si fosse limitata ad affiggerne un paio nelle stazioni degli autobus.

Chissà che in certi ambienti non si cominci a capire che la censura non funziona in rete. A nessun livello.

Ne parlano anche: Suzukimaruti, Kurai, Fra, Tiziano Caviglia

(l’articolo viene aggiornato man mano che trovo altri link)

Problemi alla connessione WiFi su portatili Dell

Ci sono diversi portatili Dell in giro, equipaggiati con tecnologia Centrino, che incorpora la radio WiFi Intel 3945BG. Neanche a dirlo, il mio Latitude D630 entra a pieno titolo nel gruppo.

Mi sono imbattuto in questo problema in modo assolutamente illogico (ed è questo che mi ha davvero infastidito), perché si è presentato improvvisamente ed in modo imprevisto. Il fatto di non essere ancora riuscito a capire la causa scatenante mi rende quasi idrofobo, ma per fortuna di questi tempi ho molto da fare e quindi il cursore dell’incazzatura è puntato altrove.

[SCENARIO]: Circa un mese e mezzo fa ho cominciato a notare degli strani problemi di connettività, per cui il mio notebook, se lasciato in idle per più di una decina di minuti — tempo di una telefonata importante di lavoro, quindi — al risveglio presentava la scheda wireless come operativa, ma di fatto inoperante, come spenta. Windows XP la vede funzionante, il driver è ok, ma la scheda non risponde. Nessuna comunicazione di rete. La macchina non va più in stand-by perché non comunica con la sk di rete, lo spegnimento è possibile solo con shutdown /s /f /t 0.

Note tecniche per smanettoni:

  • Sistema operativo Windows XP SP3, aggiornato e patchato, driver e software del produttore tutti all’ultima verione disponibile (pure il BIOS!);
  • la gestione energia della scheda è disabilitata, perché non sopporto che win mi butti giù la connessione di continuo quando ho ancora mezz’ora di batterie, e mi tocchi richiedere un lease DHCP ad ogni clic su Google Reader;
  • nessun problema con il power management, dato che è tutto always on quando il notebook è collegato alla AC;
  • il riavvio a caldo dei servizi di rete non è praticabile, perché la scheda non risponde e la richiesta resta in pending;
  • questo è il punto più fastidioso: essendo il PC con cui lavoro e porto tutti i soldi a casa, non ha su troiaini di alcun tipo, tutto il software che c’è sopra (da Firefox a Office a VMWare) è stato installato nei primi due giorni di vita di questo attrezzo, quindi più di un anno fa, e da allora gli unici software che possono essere passati per questo sistema sono gli aggiornamenti. In particolare non ho mai aggiornato il vmware 6, che tra tutti potrebbe essere l’unico che parla da vicino col driver di rete.

[TROUBLESHOOTING]: Controllo tutte le impostazioni varie, ma non ci sono modifiche rispetto alla Mia Configurazione Standard (ogni topo da sala server ha la propria), il che  — come già detto — mi manda letteralmente in bestia.

Controllo sul sito di Dell se ci sono articoli a riguardo, ed eventuali aggiornamenti software. Niente.

Responso di San Google: problema noto. :-) E ti pareva. Tra i soliti n-mila risultati, i più significativi mi sembrano questi:

http://social.technet.microsoft.com/Forums/en-US/itprovistahardware/thread/f525a7a3-47af-4476-9f99-99e1f1736a09/

http://www.mydigitallife.info/2007/09/15/intel-pro-wireless-3945abg-wifi-radio-adapter-shut-off-randomly/

Peccato che: il primo è datato e parla di driver immaturi e quindi poco ha a che fare con il mio caso, dato che ho su un S.O. stabile con driver ultra-collaudati; il secondo, pur descrivendo precisamente la fattispecie, pontifica che “the problem does not happen under Windows XP system”. Le balle di Pio IX. Ed io che ho davanti?

Inutile sperare nell’event viewer. Nessuna traccia.

Inizio la procedura standard di ricovero. Aggiorno il driver della sk di rete con quello del produttore che si trova QUI, sostituendo i 70espiccioli MB del sw Dell con il solo driver Intel (7.1 MB, for the records …). Niente. Tutto come prima.

[SOLUZIONE]: Disinstallare il Dell Quick Set, che in pratica è quello che controlla tutti i bottoncini vari, integrando la GUI del power management e della luminosità adattiva del monitor. Il problema è sparito del tutto (per ora), anche se ancora non si spiega perché si sia presentato improvvisamente dopo un anno. Il che dovrebbe suggerire di cercare la soluzione altrove, chissà che non ci scappi qualche puntata successiva.

Dato che tutte le funzioni corrispondenti possono essere impostate dal BIOS, l’unica mancanza pratica consiste nel non avere i messaggi a schermo quando si cambiano le relative impostazioni. Sai che rinuncia.

Di fatto mi chiedo come sia possibile che un tale crapware sia rimasto sul mio PC principale quando ho fatto la classica pulizia in uscita dalla scatola, che ormai con i notebook attuali somiglia più alla purga del ‘37 che ad una routinaria disinstallazione di software poco utile.

Shame on me, per una volta. Pasticcio con la macchine di Von Neumann da troppi anni per commettere impunemente un errore di questo genere.  Spero che quest’esperienza serva a qualcun altro.

Usare il PageRank come misura della rilevanza scientifica

È un concetto molto interessante, che usai circa un anno fa allo scopo di spiegare ad alcuni scienziati l’importanza di usare un portale web accessibile e dinamico per pubblicare una rivista scientifica.

Le slide di quella presentazione non le ho mai messe online, ma alcune di esse sono state incorporate in una che feci qualche mese dopo, che si possono trovare sul mio slideshare.

Una cosa che secondo me Stevenson su Ars Technica [1] non spiega con chiarezza, è la relazione abbastanza stretta che esiste tra il Page Rank di Google e l’Impact Factor. Entrambi infatti poggiano sullo stesso concetto di base: costruire un modello di Citation Network in cui si attribuisce ad ogni articolo / pagina web un punteggio in base al numero di citazioni che questo riceve, pesando il valore di ciascuna citazione in base al punteggio della fonte.

Fin quì i concetti di base, poi per approfondire le differenze, si può vedere il lavoro di Maslov et al.[2] che introduce il concetto di CiteRank, ovvero un algoritmo sempre basato sulle citazioni, ma in cui la distribuzione dei pesi cambia in funzione della minore anzianità della fonte, che nella ricerca scientifica ha ovviamente un peso diverso.

Una differenza piuttosto drastica è invece determinata dal sistema con cui il citation network è costruito. Se google deve mandare in giro i propri crawler e costruirsi dei modelli sofisticatissimi di archiviazione [3], il sistema delle citazioni scientifiche può contare su uno strumento creato appositamente per tracciare le citazioni, usando un singolo strumento: il Digital Object Identifier, abbreviato con DOI. In effetti si tratta semplicemente di un sistema di routing delle citazioni, e come detto sopra i principi di base restano assolutamente integri.

Su queste similitudini si basa infatti il successo impressionante delle riviste scientifiche online, avvenuto negli ultimi anni.

Usando il modello dell’Open Access, riviste come PLoS e BioMedCentral hanno infatti visto il proprio Impact Factor schizzare alle stelle, grazie all’elevata rintracciabilità dei lavori pubblicati, che si traduce irreversibilmente in una maggiore probabilità di essere citati, e concretamente in un effettivo alto numero di citazioni.

L’apertura dei contenuti delle riviste scientifiche avvenuta con questo sistema è oggettivamente un passo avanti enorme nel mondo scientifico, fino a poco tempo fa monopolizzato dal sistema delle subscription, spesso costosissime, che si associavano ad altrettanto costose tariffe di pubblicazione.

La Rete ha avuto impatto (e che impatto!) anche in tutto ciò: l’accesso libero ai contenuti e la loro più semplice rintracciabilità sta consentendo uno sviluppo notevole della ricerca anche nei paesi in via di sviluppo, ma quì finirei per diventare autoreferenziale, quindi rimando solo ad un link di esempio ad una rivista open access dedicata alla ricerca sulle malattie infettive.

A questo punto si potrebbe fare anche un passo avanti.

Riprendendo il concetto di Debbie Weil di Return on Blogs [4], si potrebbe dunque concludere che in realtà in un futuro non troppo lontano il successo della ricerca scientifica potrebbe anch’esso passare per i blog? Mi sembra presto per dirlo, ma nel frattempo quelli di CrossRef — per non saper ne leggere ne scrivere — hanno creato un plugin per WordPress.

References:

  1. Stevenson (2009) Using PageRank to assess scientific importance. Ars Technica
  2. Maslov et al. (2008) Promise and Pitfalls of Extending Google’s PageRank Algorithm to Citation Networks.  J.Neurosci. vol. 28 issue 44 pp. 111031105. DOI: 10.1523/JNEUROSCI.0002-08.2008
  3. Brin et al.  (1998) The Anatomy of a Large-Scale Hypertextual Web Search Engine. Computer Networks and ISDN Systems. vol.30 pp. 107-117. Section 2.1. DOI:10.1.1.42.3243
  4. Weil (2006) The Corporate Blogging Book. Piatkus Books. ISBN: 978-0749927431

Che fare di internet?

Due modi d’intendere la rete:

No, non è il milionesimo post retorico spaccaballe frignone della serie “loro hanno Obama e a noi tocca il berlusca gnegnegne”, è solo l’ultimo, lampante esempio di come la vecchia e decrepita logica dell’economia industriale del XIX secolo, agonizzante ed annaspante, ancora una volta si scontra con il cambiamento inesorabile che non “sta arrivando”, ma è già quì da anni, e la sta mandando all’ospizio.

E c’è ancora chi si aggrappa al DRM, nonostante l’evidenza dei fatti.

Ma quanto ci mettono a capirlo?

Feedburner?

Post quasi inutile, ma che succede a feedburner? Per qualche strano motivo, quando scrivo un post, non lo vedo su Google Reader prima di due giorni.

Sono l’unico? – probabilmente si.

Investigation in progress …